IL NONNISMO DEI NONNI (di Mario Adinolfi per The Week, contro Pigi Battista e Dario Di Vico) Abbiamo salutato qui con una qualche enfasi la nomina di un trentasettenne, Michel Martone, a viceministro del Lavoro, unico rappresentante della mezza Italia nata dopo il 1970 nel governo-badante, come lo chiama Severgnini. Non l'avessimo mai fatto. Da allora il povero Michel non ha fatto altro che ricevere mazzate. I quaranta nonni che sono nella compagine governativa di nonno Mario (Monti), hanno tutti le loro deleghe. Tutti tranne uno: Martone. Nonna Elsa (Fornero) di lui non si fida e l'ha lasciato a secco. Niente deleghe e avevamo voglia noi a aspettare la riforma del diritto del lavoro scritta da uno di noi che insegna diritto del lavoro. Niet. Dietro la lavagna e zitto. In sovrappiù ci si sono messi pure i nonni del Corriere della Sera che usano Twitter come si fa agli aperitivi in terrazza, per fare le battute argute e spettegolare.Nonno Dario (Di Vico) si è messo a twittare che per sapere dove fosse il nostro Michel bisognava andare a Chi l'ha visto e scomodare la "Sciarrelli" (scritto così, con due erre, i nonni possono fregarsene dell'ortografia, al limite fanno la ramanzina a Saviano per un apostrofo che ci può anche stare). Subito è arrivato il reply di nonno Pigi (Battista) che certificava la presenza di Martone a un aperitivo fresco di barbiere con l'aria di chi godesse per il "colpaccio" messo a segno, cioè la nomina. Senza deleghe.Mi è venuto istintivo reagire e difendere Martone twittando a De Vico e Battista. Anche qui, non l'avessi mai fatto. Battista s'è messo lì a dire che io potrei essere nonno (ahahaahah) e a scrivere gggiovane con tre g e per colpo finale che dovrei "imparare a essere più spiritoso". Perché il paternalismo della twittata ex cahedra i nonni non possono risparmiarcelo mai.Anche un altro nostro coetaneo, Francesco Soro, che stava per essere nominato sottosegretario "a Internet", ha difeso Martone da Battista e Di Vico. Soro, appena si cominciò a parlare della sua nomina, si è beccato un articolo alzo zero dell'Espresso on line di nonno Sandro (Gilioli), con l'obiettivo dichiarato di spazzare via qualsiasi ipotesi di avere per la prima volta un membro del governo che si occupasse di web.Ricordo ancora quando mi candidai alle primarie, subito nonno Aldo (Grasso) si preoccupò di scrivere non uno, ma due articoli (Sette e Corsera) per ammaccare la candidatura in partenza. Ricordo sei-pagine-sei di nonno Francesco (Merlo) per togliere la pelle a Daniele Capezzone, altro esponente dei nati dopo il 1970 di sicuro talento, ucciso politicamente e mediaticamente dall'incapacità di questo paese di valorizzare chi vale e costretto a una migrazione che l'ha completamente depotenziato e irriso.I nonni vogliono tenersi ben stretto il loro potere. Ministri, direttori e vicedirettori di grandi giornali, opinionisti sanno che se sale la classe post 1970, per loro si spalancano le porte della pensione. E ci tengono giù. Con gusto. Appena alziamo la testolina, bastonatura. Il nonnismo dei nonni. Buon Natale anche a loro.