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Destra e sinistra, centralisti e opensource

Ho scritto questo lungo articolo per Europa, che l'ha pubblicato in due puntate (oggi la prima, la seconda domani). Credo possa aiutare molte riflessioni politiche future. Anche dell'immediato futuro, visto che secondo me entro l'anno si va a elezioni anticipate.

LA DEMOCRAZIA DELL'IMMEDIATO FUTURO, CORREGGENDO RIFKIN
di Mario Adinolfi per Europa

Premessa per i profani
I lettori abituali di questa rubrica si sono imbattuti in decine di
pezzi dedicati al tema dell'opensource e di come abbia modificato
radicalmente il mondo di internet, che sembrava imbrigliato dai
software proprietari. Per i profani, noi smanettoni indichiamo come
opensource tutti quei programmi che hanno un codice sorgente aperto e
dunque sono perfettibili dagli utenti (che lo scaricano
gratuitamente), mentre i software proprietari hanno la duplice
caratteristica di avere un codice chiuso e di essere a pagamento. Un
software opensource è Openoffice, il corrispondente software
proprietario è il pacchetto Office di Microsoft. Il primo è gratuito,
il secondo costa molto a meno che non abbiate la solita copia pirata.
Il bello è che ormai i software opensource (preferisco la scrittura in
una sola parola, come per "online", cosa che farà storcere qualche
naso) ormai sono assai più stabili ed efficienti dei loro
corrispondenti software proprietari: Firefox funziona meglio di
Explorer. E nel web è stata rivoluzione.

Lo stigma del ventunesimo secolo
Questa rivoluzione è il vero stigma del ventunesimo secolo: la
rivoluzione opensource è il segno distintivo di un tempo e di una
generazione. Se si dimostra, anche in contesti molto complessi come
quelli tecnologici, che strumenti generati dalla collaborazione di
migliaia di utenti funzionano meglio di strumenti analoghi studiati e
messi in vendita dalle multinazionali del settore, si sovverte un
caposaldo della società novecentesca: che il sapere evoluto fosse
patrimonio delle élites e che stava alle élites (altri le chiamavano
avanguardie) guidare la società verso le magnifiche sorti progressive.
Poi, sempre per un bisogno di efficienza, quelle élites sono diventate
uno solo (Hitler, Mussolini, Stalin, Franco, gli infiniti dittatori
sudamericani e asiatici) ed è stato il disastro.

Wikipedia o la Grande Enciclopedia Sovietica?
Faticosamente l'Occidente si è ripreso il suo ruolo di protagonista
debellando le dittature e cancellando nel 1989 anche la vergogna
comunista dall'Europa. Dal 9 novembre 1989, data del crollo del Muro
di Berlino, è nata l'idea propria del ventunesimo secolo: che
Wikipedia potesse essere un prodotto migliore della Grande
Enciclopedia Sovietica, è un concetto materialmente prodotto sotto il
varco aperto alla porta di Brandeburgo. Anche se Wikipedia,
l'enciclopedia opensource tanto contestata dai soloni della cultura
figlia delle élites, è nata solo nel 2001.

Le conseguenza politiche
Tutto questo ha conseguenze politiche? Certamente. Nel suo saggio "La
civiltà dell'empatia" Jeremy Rifkin scrive che il conflitto tra
modello opensource e modello centralista segna la fine della divisione
destra-sinistra. Colossale panzana all'americana. E' tutto il
contrario e qui lo si scrive da tempo: l'opensource è il modello per
la nuova sinistra, il centralismo del software proprietario lo è per
la nuova destra. Chi ha introiettato queste categorie, guarda chiaro
quel che accade: Berlusconi è software proprietario, ma lo è anche
Pannella insieme a Di Pietro: lo sono i luoghi dove decide uno solo.
Il Pd è molto opensource. Anche troppo.

Rifkin e Bobbio
La distinzione tra destra e sinistra, dunque, non muore nel
ventunesimo secolo (come pretenderebbe Jeremy Rifkin) sotto i colpi
della nuova dicotomia centralisti-opensource. Semplicemente questa
distinzione deve essere rideclinata, ma partendo dalle categorie che
aveva lucidamente intuito già Norberto Bobbio sul finire del secolo
scorso, quando nel suo celebre libretto "Destra e sinistra" assegnava
la linea del discrimine attorno al concetto di uguaglianza. Ed è
esattamente così.

Il protagonismo dei cittadini
L'opensource è il modello anche politico di chi nel ventunesimo secolo
crede al criiterio dell'uguaglianza e dunque percepisce come utile il
fattivo protagonismo dei cittadini con uguali possibilità di incidere
nella gestione della cosa pubblica. Opensource in politica vuol dire
fiducia negli strumenti di democrazia diretta (referendum, primarie,
leggi di inziativa popolare). I centralisti non ci credono: puntano
sullo schema novecentesco delle élites che guidano, senza essersi
accorti peraltro che si tratta ormai di élites totalmente
delegittimate dal comune sentire dei cittadini.

Obama e Bush, il Pd e D'Alema
Nel concreto. Appare sul palcoscenico della politica italiana qualche
protagonista figlio del modello opensource: il Partito democratico ne
dovrebbe essere il campione, l'aveva in radice fin dalle prime
elezioni primarie del 2007 e ne ha il faro in Barack Obama. Il
presidente americano, figlio di internet e dei social network, abbatte
il predominio dell'America dei Bush, quella dei presidenti per diritto
dinastico e fa apparire possibile ciò che sembrava addirittura non
pensabile. Nel Pd ci sono certo i cultori del centralismo con venatura
nostalgica (Massimo D'Alema ne è il campione, nei libri di alcuni suoi
epigoni si legge addirittura rimpianto per la disciplina nei tempi
stalinisti). Ma la natura di questo partito è un'altra. Le sconfitte
ripetute sono figlie del tradimento di questa natura da parte di
dirigenti formatisi nella più rigida scuola centralistica.

Lo scontro tra due modelli
Ma sono opensource anche il movimento Cinque Stelle (con punte
ideologiche, ma l'esperimento delle ultime regionali è clamorosamente
interessante) e la Lega nel suo rapporto osmotico con il territorio, a
mio avviso beneficiata molto dall'improvvisa malattia di Bossi e
dall'assenza di leadership alternative. Il centralismo di Silvio
Berlusconi, di Marco Pannella, di Antonio Di Pietro, di Pierferdinando
Casini (tutta gente con il proprio nome nel simbolo), non è dissimile
dal centralismo storico di Gianfranco Fini, che ora prova a
travestirsi da leader opensource perché rimasto senza potere. Un
camaleontismo non solo fastidioso, ma anche inopportuno vista la
carica istituzionale ricoperta. Più in generale, il tempo che verrà
vedrà lo scontro di questi due modelli mutuati dalla rete. Ma il
futuro appartiene ad uno solo.

Pubblicato il 23/4/2010 alle 13.24 nella rubrica Diario.

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