Così facevano tutti ed era normale. La Juventus, certo, ma anche Milan e Inter agivano di soppiatto e via telefono puntando a tenere sotto controllo l'unico elemento che dovrebbe essere terzo, la magistratura del campo di calcio: gli arbitri. Secondo me nessuno ci riusciva del tutto, gli arbitri facevano più o meno il loro dovere, ovviamente subendo la normale "suddistanza psicologica" che subisce ogni italiano: tra il forte e il debole, nel dubbio sceglievano a favore del forte.
Luciano Moggi era, nel gruppo dei forti, il più sguaiato e arrogante nei modi: un capostazione di Civitavecchia che doveva vedersela con un miliardario in euro che faceva spiare i suoi giocatori e un altro miliardario in euro che deteneva tutte le leve del potere del paese. Moggi doveva cavarsela praticamente senza soldi e senza potere, dunque come i bulli di quartiere non era particolarmente bello da vedere. Non arrotava la erre e non aveva giornali e televisioni a sostenerlo.
Però vinceva. E vinceva con merito. Nessuno potrà mai convincere nessuno che quei due scudetti che le sono stati tolti la Juventus non li avesse strameritati sul campo. Quella Juve di Fabio Capello era sideralmente più forte di Inter e Milan, perché Moggi come dirigente sportivo sapeva gestire la società e i giocatori come nessun dirigente avrebbe saputo fare (e il fallimento continuo della dirigenza juventina di questi anni sta lì a dimostrarlo). I due miliardari in euro, che spendevano centinaia di milioni e stavano quasi sempre dietro, questa cosa non la potevano sopportare, in particolare quello nerazzurro e tanto per bene, che non vinceva proprio niente nonostante fosse quello che sperperava di più. Per vincere dovevano abbattere Luciano Moggi. Misero uno dei loro a capo della federazione, organizzarono un processo sportivo farsa in fretta e in furia, fecero sparare bordate continue dai mezzi di comunicazione in loro possesso e se ne sbarazzarono la settimana dopo che quella Juventus costruita da Luciano Moggi aveva ottenuto l'ennesimo trionfo sul campo, con nove suoi giocatori che si contendevano la Coppa del Mondo sul prato dell'Olympiastadion di Berlino. Ennesima prova di una siderale supremazia tecnica.
Il capostazione di Civitavecchia, brutto e cafone, aveva avuto la sua lezione. Il miliardario in euro nerazzurro festeggiava gli scudetti rubati e ne vinceva altri senza concorrenza.
Ma i figli del popolo hanno la pellaccia dura. E la partita non è finita.
Riabilitate Moggi. O condannate Moratti. La pavida dirigenza juventina, che ha già ripreso sulla tolda di comando Roberto Bettega, si sbrighi a porgergli le scuse e un nuovo contratto. Tra poco la squalifica sarà cosa passata. E il capostazione cafone potrà tornare a far arrivare i treni in orario.