London Bridge, agosto 1983, mia nonna Deirdre e mia sorella Ielma, entrambe scomparse
"Perché mi hai abbandonato?". Gesù sulla croce grida il suo dolore, come una persona qualunque e come qualunque persona. La grandezza del cristianesimo è in quel grido, che accomuna il figlio di dio e dio egli stesso, all'ultimo degli uomini. Nessuna divinità è così: il dio degli ebrei è giudice e vendicativo, allah non ne parliamo, buddha è atarassico. Il dio dei cristiani, viene frustato, inchiodato, perforato fino a perdere ogni goccia di sangue, umiliato e ucciso il tutto ingiustamente. Il dolore e la sua assurdità sono la chiave del racconto. Il racconto del Venerdì Santo.
Chiunque passa dentro quell'esperienza: il dolore e la sua assurdità, la sua perentoria ingiustizia. A me è capitato con una qualche durezza. Ma capita a tutti, quel grido: "Perché mi hai abbandonato?". E' un destino comune e feroce per l'intera specie umana. Si cerca la consolazione in molti modi: amare e fare figli è il modo più efficace. Poi ci sono quelli che vanno a caccia di denaro e carriera, onori e potere. Sacrificano molto a tutto questo, spesso sacrificano l'insieme della loro libertà. Io fin da piccolo, fin da piccolissimo, ho avuto chiaro che l'unica salvezza contro l'assurdità era essere davvero libero.
Sydney, dicembre 1973, le dimensioni contano
Quella libertà che si fa ramificazione di scelte, è l'unico antidoto al dolore. Non è uno scudo, l'assurdità viene a farti visita comunque. Ma è un antidoto contro i sintomi da avvelenamento che la scoperta dell'assurdità può comportare. Lo sberleffo contro il caso cinico, insomma. La morte della mia nonna australiana in questa ultima settimana quaresimale del 2010 m'ha portato a ricordare qualcosa della mia infanzia. Sono spuntate le immagini di Sydney di quasi quarant'anni fa, i tempi dell'assoluta innocenza, quella ancora priva della percezione del dolore. Una condizione a suo modo paradisiaca.
Koala Park, Australia, 1974, mia nonna Deirdre vuole convincermi a mollare una patatina allo strano orsacchiotto, io esprimo forti perplessità
Si prova nostalgia per quella sorta di eden che è l'infanzia, un eden di molti di noi? Certo, rivolgere lo sguardo al passato più remoto è un'altra di quelle operazioni consolatorie che spesso riesce. Di fronte al dolore nostro e del mondo, c'è sempre un luogo e uno spazio dove quel dolore non c'era. Nel caso della mia molto particolare famiglia questo Altrove è l'Australia, che ha in effetti tutte le caratteristiche che servono alla bisogna. E' lontana, lontanissima, il punto più lontano che si possa immaginare da qui. E' poi una terra oggettivamente bellissima, ancora quasi incontaminata e comunque fortemente anticonformista. Ma può bastare un Altrove per salvarsi dal Venerdì Santo? Di solito l'Altrove non basta. Serve anche l'Altro. Serve, insomma, l'amore. E allora tutti a caccia inesausta d'amore, spesso senz aver ben chiaro l'oggetto dei nostri desideri. A me è capitato anche questo.
Sydney, dicembre 1973, avvio la mia carriera di seduttore puntando sulla simpatia
La caccia all'amore diventa così caccia all'innamoramento, alla cura delle nostre insicurezze. Si rincorrono le emozioni e finisce spesso che siano le emozioni a rincorrere noi. Si prova a trovare pace poi nell'idea tradizionale di famiglia, a cui io non ho mai creduto molto (ho come tutti due nonni e due nonne, ai funerali dei miei nonni i miei genitori non sono andati, quello delle nonne pure andrà deserto, fatto salvo quello di nonna Deirdre verso il quale mia madre sta per partire, ma è l'eccezione, non la regola). Insomma, si cercano puntelli. Ma quel malessere non passa, anzi più l'età dell'innocenza si allontana più ci spunta chiara la percezione che con la somma ingiustizia del Venerdì Santo dovremo sempre fare i conti. Arrivano i lutti, i dolori prolungati che diventano assordanti, la vita che si fa canaglia e non perde occasione per ricordarci la nostra finitezza mortale, contro cui nessuno può nulla: "Perché mi hai abbandonato?".
London Bridge, agosto 1983, mia nonna, mia madre, mia sorella (in posa premonitrice)
Non ci si salva con la percezione del dolore privato. Ancora soffro in maniera lancinante per la morte di mia sorella, sono dispiaciuto della morte di mia nonna, ma so che è tutto parte del dolore del mondo. Siamo tutti noi ad essere stati abbandonati e ci salviamo abbracciandoci "come angeli con un'ala soltanto". Le lacrime che ovunque scorrono formano un fiume e finiscono nel mare del pianto di tutti gli umani di sempre. E' questo il racconto del Venerdì Santo. Il mio Venerdì Santo lo conosco bene, faccio la mia via crucis stazione per stazione e la consolazione è nelle donne che circondano questo doloroso cammino: mia madre. mia figlia, la persona che mi ama, che sta generando Clara. Marie, Maddalene, Veroniche tutte lì a regalarci compagnia nel Calvario, mentre loro stesso lo percorrono con il volto scavato.
E' il cammino di ciascuno, non possiamo evitarlo, Ma possiamo coltivare la religione della libertà della scelta. Non c'è Venerdì Santo senza Pasqua. E la nostra Pasqua di amore e libertà, in tutto questo, ci rende dolce anche il soffrire.
Auguri a tutti. Mangiate cioccolate e zuccheri, che rendono sopportabile quanto c'è di amaro.
Sydney, gennaio 1974, il primo gelato australiano della mia vita (avevo due anni, mia nonna Deirdre era bellissima, io già affamato)